Letture novecentesche di Spinoza: Gilles Deleuze (16)

Sempre nel capitolo quindicesimo del suo saggio Spinoza et le problème de l’expression (1968, tr. it. Spinoza e il problema dell’espressione, Quodlibet, Macerata, 1999) Gilles Deleuze affronta il problema del male. Abbiamo visto che in ogni incontro tra i corpi può corrispondere o meno una composizione di rapporti, per cui i rapporti che si compongono non sono necessariamente quelli dei corpi che si incontrano. I rapporti si compongono secondo leggi; ma i corpi esistenti, composti da parte estensive, si incontrano in modo progressivo. Può accadere, cioè, che i corpi che si incontrano abbiano esattamente i rapporti che si compongono secondo la loro legge propria (convenienza o concordanza); ma può anche accadere che i due rapporti non si compongano e che uno dei due corpi sia determinato a distruggere il rapporto dell’altro (discordanza). Si devono dunque distinguere due tipi di “incontri” tra i corpi. Nel primo tipo io incontro un corpo il cui rapporto si compone con il mio, cioè “concorda con la mia natura”, mi è “buono”, “utile”. Ciò determina un’affezione di gioia che aumenta la mia potenza di agire (conatus). Nel secondo tipo incontro un corpo che non si compone con il mio rapporto. Questo corpo non concorda con la mia natura, è “cattivo”, “nocivo”. In Natura, quindi, non esiste il Bene o il Male, ma vi sono soltanto il buono e il cattivo. Per Spinoza il male è ciò che è cattivo dal punto di vista di questo o quel modo. Per questo il male è sempre la scomposizione di un rapporto e mai la sua composizione. Ogni composizione di rapporti è buona dal punto di vista dei rapporti che si compongono. Per cui il male, nell’ordine dei rapporti, non esiste. Esiste nel momento in cui invece i corpi si incontrano in modo incompatibile con il loro rapporto. Vi è quindi il male quando l’azione ha come oggetto qualcosa o qualcuno il cui rapporto non si combina con quello da cui dipende. Per Spinoza la cattiveria nell’intenzione consiste solo nel congiungere l’immagine di quest’azione all’immagine di un corpo il cui rapporto non si compone con quella dell’azione stessa. Per Spinoza quindi il male non esprime nulla. Non esprime nessuna legge di composizione, nessuna composizione di rapporti, nessuna essenza. Ma non esprime anche nessuna privazione, perché non vi è privazione alcuna nella transizione ad una minore perfezione. Il motivo è dato dal fatto che ogni modo esistente possiede la massima perfezione rispetto alle affezioni che colmano la sua capacità di essere affetto e che variano nei limiti compatibili con l’esistenza. Per cui non può esserci realmente una privazione di una condizione migliore dell’esistenza di quella che già vi sia. Si tratta di un “amoralismo razionalista” perché per Spinoza l’idea di Bene e di Male sono idee inadeguate che rivelano solo la nostra ignoranza riguardo le leggi della Natura. “Se gli uomini nascessero liberi, non formerebbero alcun concetto del bene o del male fino a tanto che fossero liberi” (Ethica, IV, Proposizione 68). Esistono solo la potenza e la diminuzione della potenza di agire è lì si traova la distinzione tra il buono e il cattivo, come principio di una vera e propria differenza etica, che deve prendere il posto della falsa opposizione morale.

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