Anche il linguaggio fantozziano è servile. Quell’uso improprio del congiuntivo (LEI) dimostra, oltre a una ignoranza relazionale, una sintomatica forma di sudditanza, fin troppo rispettoso dell’altro, in una forma schiavo/padrone. L’aspetto fisico e l’ambizione di essere diversi da quelli che si è, sia per lignaggio che per apparenza, rendono Fantozzi, e tutti quelli come lui, vittime di loro stessi e del sistema sociopolitico che alimentano. Non c’è rispetto di Sé o dell’Altro. A differenza di Charlot o Keaton, Fantozzi è una maschera triste e malinconica di colui che non potrà mai modificare il proprio status sociale. È l’incarnazione del fallimento tout court, senza alcuna dignità. Non ha né capacità né orgoglio personale. Ubbidisce e tace. Il perfetto schiavo contemporaneo.
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Stefano Scrima, La filosofia di Fantozzi, il melangolo.