Gilles Deleuze nel capitolo quindicesimo del suo saggio Spinoza et le problème de l’expression (1968, tr. it. Spinoza e il problema dell’espressione, Quodlibet, Macerata, 1999) si occupa dei tre ordini con sui si esprime l’attributo dell’unica sostanza infinita: 1) nella sua natura assoluta (modo infinito immediato); 2) in quanto è modificato (modo infinito mediato; 3) in un modo certo e determinato (modo infinito esistente). L’attributo dell’estensione (che sappiamo essere, insieme al pensiero, uno di due attributi dell’unica sostanza infinita che è Dio) possiede due modi infiniti che sono simultaneamente immanenti: la quiete e il movimento. Per Spinoza tutto l’universo è un unico individuo esistente, definito dalla proporzione totale del movimento e della quiete, che contiene tutti i rapporti che si compongono all’infinito secondo leggi proprie. La forma di questo individuo è la facies totius universi. Quando Spinoza dice che questa facies rimane sempre la medesima anche se varia in infiniti modi, non allude, però, solo alla composizione dei rapporti, ma anche alle loro scomposizioni e alla loro distruzione. Quindi le leggi della composizione funzionano anche come leggi della distruzione. Perché? Perché i corpi esistenti non sempre si incontrano nell’ordine in cui si compongono i loro rapporti. Qui si trova, a mio parere, una delle osservazioni più acute del pensiero spinoziano di fronte al problema, mai risolto, del conflitto esistente in natura tra quello che è il rapporto tra gli individui e l’incontro tar i loro corpi. Spinoza spiega che in ogni incontro vi è una composizione di rapporti, ma i rapporti che si compongono non sono necessariamente quelli dei corpi che si incontrano. I rapporti si compongono secondo leggi; ma i corpi esistenti, composti da parte estensive, si incontrano in modo progressivo. Può accadere, cioè, che i corpi che si incontrano abbiano esattamente i rapporti che si compongono secondo la loro legge propria (convenienza o concordanza); ma può anche accadere che i due rapporti non si compongano e che uno dei due corpi sia determinato a distruggere il rapporto dell’altro (discordanza). Spinoza chiama questo ordine degli incontri tra i corpi come ordine della “comparsa fortuita” (fortuitus occursus) delle cose, senza, però che questo significhi che sia dettato dalla contingenza, essendo determinato dalla necessità delle parti estensive dei corpi. Ma è fortuito rispetto all’ordine dei rapporti, perché le leggi di composizione di questi ultimi non determinano i corpi che si incontrano e il modo in cui si incontrano. Si devono dunque distinguere due tipi di “incontri” tra i corpi. Nel primo tipo io incontro un corpo il cui rapporto si compone con il mio, cioè “concorda con la mia natura”, mi è “buono”, “utile”. Ciò determina un’affezione di gioia che aumenta la mia potenza di agire (conatus). Nel secondo tipo incontro un corpo che non si compone con il mio rapporto. Questo corpo non concorda con la mia natura, è “cattivo”, “nocivo”. Ciò determina un’affezione di tristezza che fa diminuire la nostra potenza di agire (conatus) anche se non cessa la nostra ricerca di quel che ci è utile e buono: ci sforziamo comunque di vincere, vale a dire di fare in modo che le parti del corpo che ci affetta di tristezza acquistino un nuovo rapporto che si concili con il nostro.
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